27 Settembre Set 2015 2333 one year ago

RICHMOND: Il giorno d'oro di Peter Sagan

Prima vittoria di uno slovacco al mondiale – Argento all’australiano Matthews, bronzo al lituano Navardauskas – Giacomo Nizzolo 18°, miglior piazzato degli azzurri

Sagan Bettini1

Richmond (USA) (27/9) – Lo slovacco Peter Sagan scrive per la prima volta il nome della sua Nazione nell’Albo d’Oro del Campionato del Mondo su Strada Elite. Era tra i maggiori indiziati per il successo. Considerato il nuovo astro del ciclismo mondiale, con la sola remora delle tante occasioni perse insieme alle molte vittorie, si attendeva soltanto la sua definitiva consacrazione per l’investitura ufficiale nel Gotha del pedale. A venticinque anni Peter Sagan indossa la maglia iridata e la porterà per un anno con il carico di prestigio, ma anche di nuove responsabilità che comporta.

Senza dubbio non è una meteora, non lo è mai stato. Ha vinto un mondiale junior del fuoristrada, poi nel 2011 il Giro di Sardegna e il Giro di Polonia, dal 2012 per quattro anni di seguito la classifica a punti e 4 tappe del Tour de France, 4 tappe della Vuelta Espana. Tra le classiche la Gand-Wevelgem, la Freccia del Brabante, la H3 Harelbeke. Tuttavia gli manca ancora il successo in una delle cinque “Corse Monumento” che fanno la storia del ciclismo. Ci è andato vicino con il quarto posto nella Milano-Sanremo e nel Giro delle Fiandre. La vittoria al Mondiale libera ora la farfalla dal bozzolo e Sagan è pronto spiccare il volo verso i traguardi più alti.

Il suo spunto sul muro finale di Richmond per riprendere Gilbert e poi lasciarlo in discesa è tra le immagini destinate a restare negli annali. Oggi il campione slovacco non ha sbagliato nulla in una corsa che richiedeva nervi saldi, lucidità e freddezza per far saltare il banco al momento giusto. All’australiano Michael Matthews il premio dell’argento, al lituano Ramunas Navardauskas il bronzo.

L’ordine d’arrivo è impietoso con gli azzurri. Nella bagarre conclusiva si sono persi. Giacomo Nizzolo è riuscito soltanto a strappare un 18° posto che non rende giustizia al lavoro svolto con impegno e sacrificio da tutta la squadra. Nella prima parte dell’ultimo giro sette italiani erano ancora in testa al gruppo, ma non c’era nessuno in grado di fare la differenza o, se non altro, di inserirsi nella volata dei secondi nel momento in cui Sagan si è involato.

La gara - Fin dai primi chilometri parte la fuga dello statunitense Taylor Phinney, con il canadese Boivin, il bielorusso Siustou e il colombiano Pantano, sempre contenuta dal gruppo dentro margini di sicurezza. A circa 30 km dal traguardo, quando l’Italia ha già perso Daniel Oss, costretto al ritiro dalla ferita al ginocchio causata dal contatto con il lussemburghese Drucker, un allungo di Ian Stannard favorisce la formazione di un gruppetto nel quale s’inserisce Elia Viviani insieme a polacco Kwiatkowski, campione del mondo uscente, all’olandese Bauke Mollema, al belga Tom Boonen, campione del mondo nel 2005, allo spagnolo Daniel Moreno e al costaricano Amador.

La speranza che il tentativo possa andare in porto è flebile. Infatti a 18 km dall’arrivo il gruppo torna compatto. Ci provano a turno Rui Costa, Siutsou e Farrar. Decisivi come previsto gli ultimi tre strappi in sequenza. Sul primo attaccano Stybar e Degenkolb. Ripresi, tenta sul secondo Gilbert sul quale rinviene Peter Sagan, che se ne va allungando in discesa. Inutili gli sforzi di ricucire il gap. Lo slovacco è scatenato e taglia il traguardo anticipando la muta degli inseguitori (foto Bettini).

LE DICHIARAZIONI DEL DOPO CORSA

Vincenzo Nibali ha chiuso al 42° posto. Subito dopo l’arrivo è assalito da giornalisti e tifosi. Nonostante la stanchezza si concede con estrema disponibilità: “Negli ultimi chilometri eravamo presenti e abbiamo cercato di chiudere sugli scatti pericolosi.. poi sono venuti fuori gli uomini adatti a questo percorso. Onore al merito a Sagan, che ha cercato questo mondiale fortemente, preparandolo nel migliore dei modi. Subito dopo la Vuelta è volato qui in America, prendendosi tutto il tempo per smaltire fuso orario e per conoscere le insidie di un percorso che alla fine si è rivelato più duro del previsto.”

Soddisfatto della sua prestazione? “Non era un mondiale che si adattava alle mie caratteristiche; ho corso al servizio della squadra contribuendo a chiudere per cercare di portare la corsa sui binari da noi prefissati.”

La fuga di Viviani poteva arrivare? “Non saprei; c’erano uomini importanti ma non tedeschi e australiani, che infatti hanno chiuso il buco. Poco dopo si è scatenata la bagarre…”.

Elia Viviani è stato protagonista della fuga forse più pericolosa, a 20 chilometri dalla conclusione, forte di big come Kwiatkowski e Boonen. Era programmata questa azione? “No. Quando sono andati via uomini come Michal Kwiatkowski e Tom Boonen ho pensato fosse giusto non lasciarli andare. Sono entrato nella fuga con l’intenzione di controllare, poi, quando abbiamo guadagnato 30” di vantaggio ho anche contribuito affinché il tentativo si concretizzasse, senza però dare tutto, visto che in fuga c’erano Kwiatkowski, che sullo strappo avrebbe sicuramente provato a staccarci.”

Matteo Trentin, 34° al traguardo, uno dei più attesi alla vigilia: “Abbiamo corso nel modo migliore e non possiamo rimproverarci nulla. Anzi credo che meritassimo qualcosa di più, ma alla fine ha vinto uno dei favoriti va bene così. Si è rivelato un percorso veramente duro: ogni volta che qualcuno provava ad andare via il gruppo chiudeva ed è stato praticamente impossibile controllare la corsa nei chilometri finali.”

Fabio Felline ha contribuito, nel finale, a tenere unito il gruppo: “Ho rotto un sellino e sono stato costretto a cambiare la bici. Sinceramente non potevo fare di più…”

Il commento finale spetta a Davide Cassani, che legge la gara nello stesso modo dei suoi corridori: “Abbiamo fatto quanto era nelle nostre possibilità, controllando la gara finché abbiamo potuto. Quando negli ultimi chilometri si è scatenata la bagarre ci è mancata la forza di essere presenti, ma sapevamo anche che questo percorso non favoriva le nostre qualità. Nessuna recriminazione nonostante le due bici cambiate, Ulissi che non stava bene e Oss che è caduto, perché nel momento decisivo eravamo là.”

Inevitabile allargare il discorso ad un bilancio complessivo di questo mondiale, al quale il Coordinatore della Squadre Nazionali non si sottrae: “Nonostante l’epilogo odierno è stato un mondiale positivo. Abbiamo vinto due medaglie d’argento in settori nei quali da tempo mostravamo una sofferenza, medaglie che potevano essere di metallo più pregiato per 9” e un… soffio; abbiamo collezionato un 4° posto e due sesti posti. Guardando i nomi degli azzurri protagonisti qui a Richmond, inoltre, in tutte le categorie, è evidente che si tratta di atleti bravi sia su strada che si pista, una dimostrazione che stiamo lavorando nella giusta direzione.”

CORSA IN LINEA UOMINI ELITE

1.

Peter Sagan (Slovacchia) Km. 259,2 in 6h14’37”

2

Michael Matthews (Australia) a 3”

3

Ramunas Navardauskas (Lituania)

4

Alexander Kristoff (Norvegia)

5

Alejandro Valverde (Spagna)

6

Simon Gerrans (Australia)

7

Tony Gallopin (Francia)

8

Michel Kwiatkowski (Polonia)

9

Rui Costa (Portogallo)

10

Philippe Gilbert (Belgio)

11

Tom Dumoulin (Olanda)

12

Alex Howes (Stati Uniti)

13

Niki Terpstra (Olanda)

14

Rein Taaramae (Estonia)

15

Viacheslav Kuznetsov (Russia)

16

Nelson Oliveira (Portogallo)

17

Yukiya Arashiro (Giappone)

18

Giacomo Nizzolo (Italia)

19

Brent Bookwalter (Stati Uniti)

20

Edvald Boasson Hagen (Norvegia)

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