Davide Cassani

Commissario Tecnico della Nazionale Professionisti

Davide Cassani

“Una Nazionale forte, coesa e determinata verso l’obiettivo comune. Nibali è il capitano, anche morale. Nelle crono al via atleti di spessore.”

La Nazionale Professionisti che affronterà la sfida iridata è una squadra forte, coesa e determinata verso l’obiettivo comune. Non sottovaluteremo nessun avversario e nessun azzurro si risparmierà. Sarà necessario gestire le energie al meglio perché sappiamo di correre su di un circuito esigente. La sfida è aperta ed il mondiale è da sempre e per defi­nizione una corsa dura.

Questa è la mia prima nazionale nel ruolo di CT lo stesso che fu per 23 anni del grande Alfredo Martini e nasce anche dalla passione, dal grande onore per aver indossato da atleta la Maglia Azzurra, per ben nove volte, proprio per volontà di Alfredo.

Ora che sono CT ho anch’io il privilegio di sedere sull’ammiraglia azzurra e di costruire la mia Nazio­nale selezionando gli atleti più adatti al percorso.

Utile, in questi termini, il sopralluogo sul circuito iridato effettuato con alcuni atleti chiamati per darmi indicazioni preziose che, unite ai dati raccolti dal Centro Studi della FCI, mi hanno permesso di avere un focus sul circuito e sulle caratteristiche atletiche che richiede. La Nazionale non ha infatti nel suo organico un “favorito”.

Ci sono alcuni uomini chiamati per cer­care la vittoria perché capaci di esprimersi, date le caratteristiche, sul percorso. Ognuno avrà un ruolo e sarà basilare quello del regista, l’atleta completo, l’uomo chiave tra me e gli altri azzurri prima e durante la corsa, in assenza delle radio.

Vincenzo Nibali, è naturalmente il capitano anche morale della Nazionale, a disposizione della squadra. Oltre ad essere oggi l’uomo simbolo del ciclismo italiano nel mondo è anche l’atleta che Martini indicò, dopo il suo incoronamento al Tour de France, come l’immagine di una bella Italia che funziona.

Sappiamo inoltre che dobbiamo fare i conti con un percorso di difficile interpretazione ed aperto a più soluzioni nel finale.

Sono due le salite che lo caratterizzano: la prima, di circa 5 km che per tipologia di strada, larga e pedalabile mi ricorda, anche se meno duro, il percorso dei mondiali di Benidorm (1992).

La seconda più breve e con più pendenza ed in un attimo ti trovi sul traguardo. Dovremmo tener conto inoltre della variabile metereologica, del fatto che si correre su di un circu­ito e del dislivello totale di 4200 metri.

C’è inoltre la consapevolezza dell’alto valore competitivo delle altre nazionali. Germania, Austra­lia, Belgio, Spagna sono squadre di riferimento ma anche la Francia è tornata ad essere un team combattivo, capace di giocarsi un “Jolly” sul finale. E non sottovaluteremo le individualità come Sagan o Cancellara, su tutti.

Nelle prove contro il tempo, dato il percorso velocissimo nella prima parte e un po’ più impegna­tivo nella seconda, potranno dire la loro atleti di spessore come Adriano Malori e Dario Cataldo.